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Pierre e Mohamed


Algeria, due martiri dell’amicizia

Orano, Algeria, 1 agosto 1996.
Il vescovo Pierre Claviere e il suo autista nonché grande amico Mohamed Bouchikhi (musulmano) rimangono vittime di un brutale attentato voluto da un gruppo di estremisti islamici.

L’articolo potrebbe finire qui, non c’è molto di più da dire. Eppure forse abbiamo qualcosa da imparare da questa storia.

Gli anni ’90 in Algeria sono stati spettatori di una sanguinaria guerra civile, iniziata a seguito di un colpo di Stato nel 1991 e terminata solamente nel 2002. Tantissime le vittime anche tra i civili: qualcuno di voi sicuramente ricorderà il gruppo dei monaci di Tibhirine, la cui storia è raccontata nel film Uomini di Dio, barbaramente uccisi e proclamati beati lo scorso 8 dicembre 2018 da Papa Francesco.

I monaci di Tibhrine

Così inizia il celebre testamento di Frère Christian:

Se mi capitasse un giorno (e potrebbe essere anche oggi) di essere vittima del terrorismo che sembra voler coinvolgere ora tutti gli stranieri che vivono in Algeria, vorrei che la mia comunità, la mia Chiesa, la mia famiglia si ricordassero che la mia vita era donata a Dio e a questo paese.

Qui il testo completo: http://www.ora-et-labora.net/ecumenismotibhirine1994.html

Ma torniamo al libro…
La vicenda di Pierre e Mohamed (potete acquistare il libro qui: https://amzn.to/38RhuHa) è – purtroppo – molto simile a quella dei monaci di Tibhrine. Anche il vescovo Pierre Claviere, nonostante avesse compreso la gravità della situazione, decise di non abbandonare la sua diocesi, continuando a compiere la sua missione di guida del gregge.

Il libro pubblicato dalla casa editrice EMI (Editrice Missionaria Italiana – che ringrazio di cuore!) è opera di Adrien Candiard, un grande islamologo che ha composto un’opera teatrale dalla splendida amicizia tra i due protagonisti.

In poco più di 80 pagine, Candiard riesce a condensare una quantità enorme di emozioni, espresse attraverso la voce di Pierre e Mohamed, raccontando la violenza della guerra, la loro fraterna amicizia, le grandi difficoltà e perplessità incontrate, fino alla decisione di restare rischiando la morte.

Pierre rischia perché è cristiano, per di più un vescovo, ma Mohamed rischia ancora di più, perché viene considerato dai terroristi un traditore.

“Che cosa significa avere ventun anni, quando si diventa grandi con questo odore di morte ovunque intorno a sé?”

Questa storia mi ricorda molte vicende del passato in cui alcuni uomini hanno rischiato la vita, arrivando a perderla, perché convinti che valesse la pena dare la vita scegliendo il Bene fino alla fine: Dietrich Bohnoeffer, padre Massimiliano Kolbe, don Pino Puglisi…

Tante storie, tante testimonianze che ci dicono che al male non ci si può rassegnare. Tutti loro hanno saputo guardare all’altro che era in difficoltà e si sono schierati rischiando in prima persona. Sono storie forti, che ci provocano e ci interrogano.

Che bene stiamo costruendo nella nostra vita?

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Bisogna sempre dire la verità?


KANT E LE BUGIE

Cari lettori, bentornati!
Oggi siamo in compagnia di un personaggio illustre del 1700, uno tra i filosofi più importanti del pensiero moderno e uno dei più temuti dagli studenti dei nostri giorni. Ebbene si, sto parlando di Immanuel Kant!

Qualche mese fa, grazie alla casa editrice Raffaello Cortina, ho avuto la possibilità di leggere un saggio, curato da Andrea Tagliapietra, che raccoglie numerosi scritti del filosofo di Konigsberg sul tema della veridicità.

Non voglio entrare troppo nel dettaglio, ma proporvi tre riflessioni molto interessanti che possano suscitare il vostro interesse, ovviamente partendo dalle tesi di Kant.

La “naturale predisposizione alla menzogna del genere umano”

Voglio partire da questo saggio, uno tra i più brevi, posti dall’editore in fondo al libro. Dopo tutti i lunghissimi discorsi e le numerose domande intorno alla verità, Kant ci dice qui che “nell’essere umano è presente l’inclinazione a essere malevoli l’uno verso l’altro”. Si tratta sicuramente di un’affermazione molto forte!

In altre parole, secondo Kant l’uomo ha in sé un male radicale, ossia nella sua radice più profonda. Questa tesi è stata sviluppata dal filosofo nel grande libro “La religione entro i limiti della sola ragione”, eppure qui aggiunge qualcosa di molto interessante:

Il fatto stesso che ciascuno di noi trovi necessario celare gran parte dei suoi pensieri ci fa vedere abbastanza chiaramente che ogni esponente della nostra razza ritiene consigliabile stare sulle sue e non rendere interamente visibile la propria natura.

Forse è un po’ esagerato pensare che l’uomo sia nel suo intimo malvagio solo perché non si fida dei propri compagni, eppure questo pensiero ci può far riflettere (e a questo servono i filosofi!)

La verità al prezzo della vita

Entriamo allora nel cuore di questo libro. Come avrete capito, Kant non prende con leggerezza l’argomento che tratta. Parlando del dovere di dire la verità, il filosofo non ammette eccezioni né “bugie bianche”. Per lui bisogna dire la verità… sempre!

“Ma Kant… devo dire la verità anche se un assassino mi chiede se nascondo o no l’uomo che sto cercando?”

Ebbene sì. Secondo Kant il dovere di dire la verità è sempre valido, anche in situazioni un po’ border line come questa! Infatti afferma:

“Solo per puro caso la verità della dichiarazione ha recato danno a chi si era rifugiato in casa, non a causa di un’azione libera!”

Quindi l’importante è dire la verità, tutto il resto (ma proprio tutto!) è secondario!

La verità rende l’uomo uomo

No, non è una ripetizione. Il punto finale di questa breve recensione è questo: per Kant la verità permette all’uomo di riconoscersi… uomo! ecco perché tanta insistenza sul non-mentire!

La dea Veritas.

Come giustifichiamo questo passaggio? Facile: l’uomo come dicevamo tende al male. La menzogna è il modo con cui l’uomo giunge al male, e dunque dire la verità è un dovere “fin da bambini”. Fa parte del dovere verso se stessi dire sempre il vero! Se diciamo bugie oltre che portare danno agli altri condanniamo anche noi stessi! Kant arriva ad affermare che

…il mentitore risulta essere solo un’apparenza ingannevole d’uomo, non un vero uomo.

Mentire ci fa perdere la nostra umanità… meditate gente!

Conclusioni

Ho già scritto troppo, provando non solo a spiegarvi alcuni ragionamenti di Kant, ma cercando anche di farvi appassionare a queste riflessioni! Lo trovate a questo link: https://amzn.to/3090zMA
Il testo di Kant è davvero molto interessante, pieno di spunti su cui discutere e da controbattere. Rimane forte l’affermazione: “Non mentire mai!”
Avrà ragione Kant a dire che chi mente perde la sua umanità?

A noi posteri l’ardua sentenza!

“Al mio segnale scatenate l’infermo!”

La disabilità raccontata da un comico


Inutile girarci intorno: la disabilità è un argomento scomodo. Molto scomodo. Ci basta sentire la parola DISABILITA’ o HANDICAP per andare in crisi.
E se guardiamo la medaglia dall’altra faccia ci accorgiamo che neanche per chi si trova in questa condizione è così facile!

“Essere disabile è un lavoro sporco
che qualcuno deve pur fare.”

E così, se a raccontare la disabilità è un comico, o meglio, uno scrittore di testi per comici, come Lello (Raffaele) Marangio, la prospettiva cambia!

Lello Marangio con il comico Lino Barbieri

“La disabilità è un viaggio con un biglietto non prenotato: viaggi, ma sai che devi affrontare e accettare dei disagi che altri non hanno”

Nel libro (geniale) “Al mio segnale scatenate l’infermo” il grande autore napoletano racconta la sua vita partendo dall’infanzia, sottolineando tutte le difficoltà che lui, rimasto disabile in seguito a un attacco di poliomelite, ha incontrato nella sua vita.

“Hai la consapevolezza di essere strutturalmente diverso dagli altri, ma il termine “diverso” non lo vivi nella sua reale accezione, quanto più nel senso di “non conforme


Come è facile immaginare, oltre ai problemi più immediati, cioè quelli fisici, fin da ragazzo Raffaele ha dovuto fare i conti con la diversità che lo caratterizzava: la sua condizione non gli permetteva di compiere azioni “normali” come salire le scale. A seguito di tutto questo, il grande problema dell’accettazione della sua diversità: dal nascondere le protesi sulla spiaggia, all’indossare sempre i pantaloni lunghi:


“Ecco una delle cose che da bambino più mi facevano stare male: che ci potevo fare? I bambini non sono tutti uguali, hanno vergogna di certe cose, spesso anche della propria disabilità”

Con il suo stile comico (ma riflessivo!) Marangio ci aiuta a riflettere su uno dei “tabù” del nostro tempo: potremmo dire citando una nota canzone che

“IL DISABILE NON VA DI MODA!”

proprio perché non “rispetta” quei canoni di normalità imposti dalla società. Ma fermatevi un secondo e guardatevi allo specchio: chi di noi è davvero normale?


Questo libro fa uscire dall’anonimato tantissime persone che oggi vivono con qualche handicap, o come dice Marangio “difetto di fabbrica”. Nonostante l’handicap, i problemi, i dolori… vivono! Non possiamo dimenticarci di questo!

C’è un’ultima riflessione che volevo sottoporvi: un disabile è disabile… SEMPRE!
Persino quando dorme, un disabile deve “fare i conti” con il proprio handicap. Marangio ci racconta che occorre “accettarlo” o quantomeno “imparare a conviverci” e per fare questo c’è bisogno di avere qualcuno accanto che ti aiuti a farlo.


“Avere un handicap è come avere un errore d’impostazione
del computer senza però avere il tasto RESET “

Ho riso molto leggendo questo libro. Ma ho anche riflettuto. Voto? 9 pieno.
Consiglio: leggere a piccoli sorsi, per assimilare bene tutte le riflessioni.
Non resterete delusi, al massimo riderete un po’!
Buona lettura!

Un enorme GRAZIE alla casa editrice HOMOSCRIVENS (www.homoscrivens.it) per avermi inviato il libro!
Potete acquistarlo a questo link: https://amzn.to/2QAVbxg

Un nuovo inizio!

Cari lettori!
Benvenuti su questo nuovo blog! Per chi tra di voi non mi conosce mi presento: sono Davide Spinelli, ho 19 anni e sono un grande appassionato di libri, specialmente romanzi e saggi su tematiche di attualità e storie vere.

Ormai più di un anno fa ho deciso di condividere questa mia passione attraverso una pagina Instagram (che trovate qui!). Trovare tante persone che come me condividevano la loro passione per i libri ha aumentato ancora il mio desiderio di condividere non solo i libri che leggevo, ma più in profondità tutte le storie che stavano dietro la copertina.

Per questo motivo ho scelto di aprire un blog (si trova qui! – andate a dare un’occhiata!) che mi ha permesso fino ad ora di approfondire le mie riflessioni sui libri e sull’attualità.

Nel frattempo posso dire di essere
migliorato molto (ma c’è ancora tanta strada da fare!) per quanto riguarda il mio modo di leggere e di scrivere.
Grazie anche a tante case editrici che a volte mi inviano qualche novità letteraria e alla mia grande curiosità sono sempre sommerso dai libri.

Sul vecchio blog trovate il racconto di alcuni incontri che ho avuto la fortuna di avere con personalità di spicco come Papa Francesco, il presidente Sergio Mattarella,
Gad Lerner, Giuseppe Catozzella
Da questo punto di vista mi considero davvero, come canta Jovanotti,
un ragazzo fortunato!

L’incontro con Gad Lerner a Bergamo nella Basilica di Santa Maria Maggiore.

Per questo 2020 ho deciso di creare un nuovo blog, semplicemente per rendere più fruibili e più immediati i contenuti che pubblico. Sono contentissimo di continuare a condividere questa mia passione e di farlo per e insieme a voi.

Che dire? Non resta che iniziare! Buon 2020, buone letture!